Home ATTUALITÀ Pian dell’Olmo, quel museo che potrebbe diventare discarica

Pian dell’Olmo, quel museo che potrebbe diventare discarica

pian-dell'olmo
ArsBiomedica

Un Mammuth, una Dama Clactonianae un Cervus Elaphus nominato Rianensis, in quanto unico esemplare, sono solo alcuni degli importanti ritrovamenti archeologici sul territorio di Riano, nello specifico a Pian dell’Olmo.

Non tutti sanno che Riano è uno dei siti paleontologici più importanti d’Italia per varietà di specie, eppure, è qui, a Pian dell’Olmo, in un lembo di terra al confine fra Riano e il Municipio XV di Roma che si pensa di realizzare una mega discarica la cui sorte verrà decisa, o quasi, verso la fine del prossimo agosto.

Continua a leggere sotto l‘annuncio

Ma è sempre a Pian dell’Olmo che relazioni scientifiche documentano il ritrovamento di reperti di alto interesse storico, così come si evince dalla pubblicazione della Prof. A.M. Maccagno, dell’Istituto di Geologia Paleontologia dell’Università Sapienza di Roma, nel suo studio “Gli elefanti fossili di Riano.

Per valorizzare questi tesori del passato, l’Assessorato alla Cultura del Comune di Riano ha redatto un progetto in collaborazione con la Soprintendenza ai beni archeologici e all’Università Sapienza di Roma, in cui è prevista la musealizzazione del Castello Baronale, recentemente ristrutturato, con il posizionamento di vari reperti archeologici all’interno di quest’ultimo, nonché ricostruzioni virtuali di epoca paleontologica.

Alla progettazione ha collaborato il Prof. Raffaele Sardella del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università Sapienza di Roma, che definisce Riano come “territorio di grandissimo interesse geo-paleontologico. Da un affioramento a Pian dell’Olmo all’inizio degli anni 60 furono rinvenuti resti del grande elefante pleistocenico Palaeoloxodon antiquus che, insieme ad altri mammiferi fossili, sono in parte conservati presso il Museo Universitario di Scienze della Terra della Sapienza. Resti fossili dell’area sono tuttora rinvenuti e per questo motivo numerosi progetti scientifici e divulgativi sono stati preparati e presentati in diverse occasioni”.

Le cave del territorio di Riano, – continua il Professor Sardella – presentano una peculiare stratigrafia, che rappresenta un archivio naturale dei cambiamenti climatici e ambientali che hanno caratterizzato gli ultimi 400 mila anni. Un territorio quindi che presenta ancora molteplici emergenze geologiche e paleontologiche di grande interesse scientifico da preservare in maniera attenta e rigorosa. Un territorio che offre importanti occasioni di incontro con il grande pubblico su temi relativi alla storia naturale e dell’evoluzione  ambientale, come testimoniato da recenti iniziative e progetti in corso. Un territorio che deve essere protetto e tutelato”.

Oltre a vedere non ammesso a finanziamento per due volte il progetto del Museo al Castello, Riano corre oggi il rischio che uno dei siti di maggiore interesse paleontologico, a livello europeo, potrebbe diventare discarica.

Il Primo cittadino, Ermelindo Vetrani, esprime il suo sconforto: “È già pressoché mortificante dover prendere atto della mancanza di interesse nel valorizzare gioielli del nostro territorio come quelli storici e naturalistici ritrovati a Riano e non permettere a un paese di poter riportare a casa degli esemplari come quelli custoditi nel museo della Sapienza, ma addirittura ipotizzare che questi siti saranno destinati alla discarica, raggiunge il paradosso. Le istituzioni dovrebbero tutelare il territorio, la sua integrità, la sua fauna, la sua storia e soprattutto i suoi cittadini.”

Come si può anche solo considerare come sito possibile di una discarica un luogo di interesse archeologico, ospitante specie protette, a pochi metri da abitazioni civili, in una cava che potrebbe non garantire impermeabilizzazione e metterebbe a rischio l’inquinamento delle falde acquifere che arrivano al Tevere? Come rappresentante della cittadinanza – conclude Vetrani – mi sento a dir poco, sconcertato!

© RIPRODUZIONE RISERVATA

1 commento

  1. Le ragioni dell’amministrazione e dei cittadini di Riano e zone limitrofe sono del tutto condivisibili. Per obiettività bisogna anche dire che se oggi c’è tutta questa opportuna attenzione e sensibilità nel voler tutelare e valorizzare un sito di “interesse archeologico ospitante specie protette”, allora non si capisce perché a “pochi metri insistono abitazioni civili”. Evidentemente, nel passato, le istituzioni locali non erano così sensibili al tema dell’archeologia e della tutela paesaggistica e faunistica.

LASCIA UN COMMENTO

inserisci il tuo commento
inserisci il tuo nome